Dell’infelicità

C’è un problema fondamentale ed è la questione

dell’infelicità. Mai cercato infelicità sul dizionario,

ma immagino il mio Garzanti ’89 dica mancanza

o privazione di felicità o del senso di questa.

Tema: quello che mi manca (nonché la vita che vorrei)

Se chiedi a qualcuno cosa gli manca di importante

o perché si lamenta ogni giorno, lo senti balbettare

e finisce che ti chiede perché non ti fai i cazzi tuoi.

Motivo è che qualcosa di cui si ha mancanza è un concetto

inesistente, d’altronde ci hanno fatti affogare nei centri

commerciali con lampadari fucsia dal giorno dopo il parto

quindi se non mi si comprava tutto il possibile io chiamavo il Telefono Azzurro.

Tra tanti che non ne conto i quali vogliono figli ce ne fosse

uno che si prenderebbe un bel bimbo innocente made

in Zimbabwe, scherzi. Non mandano l’sms da un euro

per Emergency, anche se ritengono sia tutto molto triste.

Credo nell’idea di smettere di procreare: ciò risolverebbe

gran parte dei nostri problemi, ci resterebbero più soldi per

viaggiare o per cambiare auto e avremmo meno sensi di colpa.

Un mio amico olandese – che è avanti come tutti gli olandesi –

si è fatto fare a ventidue anni la vasectomia e ora che ne ha

quaranta è felice: fa parapendio tutti i fine settimana, non

ha mobili nella stanza così toglie la polvere più in fretta

e dopo il lavoro costruisce apparecchi radiofonici.

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