Cuore di Pietra

“NON HO LA PORTA” – DICE IL CUORE DI PIETRA
Conversazione con un cuore di pietra

Busso alla porta del cuore di pietra.
– “Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stesso ne sai poco”.

“Sale grandi e vuote” – dice il cuore di pietra
– “Ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove”.

 

cuore di pietra

Alcuni geologi nel tempo si sono dedicati allo studio e all’esplorazione del cuore di pietra.

Ne esistono anche versioni ricoperte di muschio, ma anche cuori cosiddetti “di ghiaccio”.

Ci sono anche preghiere per chiedere di non avere più un cuore di pietra ma un cuore di sangue.

Si dice che il cuore di pietra porti con se una bassa autostima del possessore, che il problema sia tutto lì: siccome non mi stimo, non mi piace niente di quello che sono e di quello che faccio, chiudo il mio cuore a tutti, lo trasformo in un sasso, così nessuno si può avvicinare per criticarmi.

La durezza del cuore poi può evolvere in una durezza dell’anima, che non ha nemmeno timore del supremo. Una durezza che con l’età diventa impossibile scalfire.

Che cos’è dunque un cuore di pietra?

È quello che non s’incrina per la compunzione, non s’addolcisce nella pietà, non si commuove alla preghiera; questo cuore non si piega alle minacce e s’irrigidisce sotto la sferza dei colpi che la vita gli tira.

Non serba riconoscenza per i benefici e passa subito oltre, è recalcitrante ai consigli anzi li ascolta ma non li prende in considerazione, è spietato nei giudizi, è sfacciato nelle turpitudini, è spavaldo nei pericoli, è insensibile con gli uomini e temerario con gli dei.

Dimentica il passato, trascura il presente, non provvede al futuro: del passato ricorda solo le ingiurie, del presente non gli interessa nulla, e del futuro gli preme solo la prospettiva o la preparazione di qualche catastrofe imminente, come se aspettasse la fine di questa esistenza, per potersene liberare e ricominciare immediatamente con la successiva.

E per riassumere in poche parole tutti i danni di questo orribile male, dirò che un cuore duro non teme il supremo né rispetta l’uomo. Vive nello sprezzo e non ha paura di nulla. E vive ritorto su se stesso, con la porta chiusa alle spalle e un corridoio che si apre su delle stanze di un meraviglioso palazzo, tutte intonse ed ordinate, inondate di luce e adornate di orchidee, ad esprimere la bellezza nascosta delle arti più sopraffine.

Il mio è un cuore di pietra, ricoperto di muschio, tenero e soffice fuori, compatto all’interno come la materia che costituisce la roccia. Nulla lo smuove, nulla lo distrugge.

Freddo se fuori è freddo, caldo se messo al sole e, in quel caso, il muschio diventa anche rigoglioso e fa qualche fiorellino che attira delle vittime ignare.

Forse c’è una porta, ma io l’ho nascosta così bene anche a me stesso, che ancora non l’ho trovata.

Il tormento continuo dell’intelletto, la buona volontà ogni volta sferzata dal vento e schiantata dalla bufera dell’oceano sugli scogli neri, e la pietas verso me stesso e verso la condizione umana, mi fanno mantenere vivo questo cuore, anche se di pietra e impenetrabile.

Perchè vorrei trovare la porta.

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