La tirannia dell’effimero piega l’uomo moderno.

Siamo veramente, come diceva Bauman, in una società liquida, che non ha valori? Un esempio: gli Youtubers che guadagnano moltissimo denaro, sono persone che non pensano di costruirsi ne una carriera ne un futuro. Sono ragazzini che hanno lasciato la scuola con grandi fallimenti alle spalle, che oggi educano e insegnano ai nostri giovani, essendo il loro modello.

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Viviamo in un presente senza nome. L’uomo è senza valore. La sua comunità è diventata il consumo, la sua unità di misura l’individualismo antagonista ed edonista in cui nuotiamo tutti quanti assieme, annaspando, senza una missione comune.

L’uomo non è stato capace di costruire un seme.

L’uomo moderno passa la sua vita in attesa. In attesa di qualcosa che deve venire, di una gratificazione finale, di un traguardo da raggiungere. Una meta che prima o poi si raggiungerà, il premio finale a tanti anni di sacrifici e sofferenze.

E’ di uso comune dire “non mollare mai”, “tieni duro”, “chi la dura la vince”… ma in realtà questo risultato non arriva mai. La vita parrebbe, così impostata, essere solo un’attesa. In realtà siamo vittime di un ritardo cronico della gratificazione, una procrastinazione infinita per avere un premio che non arriva mai. Così siamo ridotti. Si nasce, si cresce, si studia, si lavora, si fatica a sposarsi a prendere casa e a tirare su i figli, perché tanto poi arriverà quel momento della gratificazione. In realtà, non arriverà mai. Se il traguardo è la pensione, si muore presto di cancro o altre malattie contemporanee. Una volta si moriva di febbre a trent’anni, oggi i progressi della scienza medica sono vanificati dalle stratificazioni dei meccanismi della procrastinazione della gratificazione voluti dall’era moderna. L’uomo non è fatto per attendere, per lavorare invece che consumare, per risparmiare invece che spendere, per investire anziché distribuire. L’uomo è fatto per ricevere gratificazioni, non per attenderle all’infinito lavorando tutta la vita. L’uomo è un immenso campo di possibilità, non solo l’esserino prima schiavo dell’era industriale e oggi schiavo del lavoro alla scrivania col computer e schiavo dei social.

La tirannia dell’effimero piega l’uomo moderno.

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