Ma cosa è veramente “terribile” al giorno d’oggi?

Purtroppo assistiamo alla tendenza di qualificare come terribili delle avversità che in realtà non lo sono affatto, come se ti lascia il fidanzato o la fidanzata, che perdi il lavoro o che ti insultano e parlano male di te.

E di cosa abbiamo invece “necessità”? beh, in realtà l’uomo ha solo bisogno di mangiare del cibo, di bere dell’acqua e di dormire. Tutto il resto è superfluo. In realtà abbiamo la tendenza a credere di avere bisogno di moltissime cose per stare bene, la macchina, il lavoro, la casa, i figli, la famiglia, ma quello che veramente ci serve è solo dell’acqua e da mangiare. Queste sono le cose indispensabili. Tutto il resto sono necessità inventate: se leggiamo un libro di biologia, scopriamo che l’essere umano ha bisogno solo di acqua e minerali. Però questo non include una casa di proprietà e nemmeno essere una famiglia. Da qui, nascono pertanto tutte le insoddisfazioni delle persone.

Inoltre abbiamo un numero sempre crescente di persone che hanno paura del tempo libero, che non sanno cosa farsene di ore a disposizione. Impiegati che accumulano mesi, anni di ferie da smaltire, e non le fanno perché non saprebbero come impiegare il loro tempo se non lavorando. Gli sembrerebbe di essere improduttivi, e quindi continuano nella loro routine quotidiana di stress, lavoro, casa, famiglia. Diventano nervosi quando devono cominciare a pensare alle vacanze estive, al natale, ai fine settimana. Non hanno una visione del mondo e dell’essere umano, che non è stato creato per lavorare. Le persone migliori nella storia dell’uomo non lavoravano: Gesù Cristo, Budda, Allah, non lavoravano. Ma come si può non lavorare? Come si può mantenere una famiglia se non si lavora? Le necessità della tua famiglia sono le stesse tue: acqua e un pasto al giorno. Non serve altro. Nel nostro sistema sociale circa il 30% del cibo viene buttato nella spazzatura, si può tranquillamente vivere senza lavorare sfruttando ciò che la nostra società spreca e senza contribuire ulteriormente alla distruzione del pianeta. Inoltre se non lavorassero, le persone avrebbero molto più tempo per sviluppare le relazioni tra loro, per amare, per fare del bene, per dedicarsi all’arte, all’ingegno e allo studio.

Studio inteso nel senso della conoscenza, perché lo studio inteso come “scolastico” è totalmente inutile. Ho passato anni alle scuole pubbliche, poi all’università. Anni di sforzi, di paure per le interrogazioni, pagine da studiare, migliaia di appunti presi, stress per gli esami, preoccupazioni. Tutto inutile: l’unica cosa che serve di ciò che ci viene insegnato dal sistema scolastico è far di conto, saper leggere e saper scrivere. Il resto ce lo siamo dimenticato tutti. La nostra conoscenza attuale è proporzionale al nostro grado di curiosità, alla nostra voglia di apprendere le cose che ci interessano, e nulla ci resta di quanto studiato a scuola o all’università. Niente fa un fracasso così tanto incredibile e inutile come il sistema educativo.

Un’altra nevrosi attuale è che la gente crede che debba essere informata di tutto e che ci sia una risposta per forza a tutto. Le informazioni vengono prese dalla rete, anzi, nemmeno più dai contenuti della rete ma direttamente dai social, che sono un sub-mondo del web e c’è la tendenza ad avere una risposta sempre per tutto, che tranquillizza e anestetizza. Ogni tanto, rispondere “non lo so” sarebbe molto sano.

Un altro punto critico del nostro modello sociale è la “comodità”. Ci viene insegnato infatti sin da piccoli che la comodità è uguale alla felicità. Tutto ciò è un errore per la salute mentale di ognuno di noi. Infatti ogni piccola scomodità della vita quotidiana ci appare come un dramma: il cameriere che non ci presta la dovuta attenzione al ristorante, un ingorgo nel traffico, il bus che non passa all’ora stabilita, ma una vita felice e piena non è una vita “comoda”. Chi ama la montagna deve camminare per sentieri pericolosi, si stanca e non è certo comodo, però è meraviglioso arrivare in cima, ti riempie di energia.

Anche le esigenze che abbiamo sono esasperate al massimo: compariamo le nostre necessità quotidiane con quelle dei nostri nonni, non avevano certo lì esigenza di viaggiare molto, di studiare all’università e nemmeno di stare in contatto con tantissimi amici come noi oggi, né di andare al ristorante o a mangiare la pizza una volta la settimana, o di comperare abiti particolari. Le esigenze personali sono aumentate in modo vertiginoso in questi ultimi 50 anni, perché spinti e dominati dal consumismo.

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Un’altra cosa ridicola è l’iper romanticismo: si è diffusa l’idea che l’amore romantico è l’unica fonte della felicità per l’essere umano, che un amore è tutto nella vita, che la coppia è sacra e che l’amore tra due persone è il meglio che ci possa essere per una persona. Bene i dati parlano chiaro: l’80% dei matrimoni non funziona, oltre il 90% delle relazioni è infedele. La coppia è un aneddoto nella vita delle persone, non è poi così importante come ci vogliono far credere.

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